SALVE

CONGELARE LA MATERNITA’ PER UN NUOVO DOMANI

 

Un altro intrigante e nuovissimo fronte di ricerca ha a che fare con il congelamento di tessuto ovarico. No, non di singole cellule uovo, ma di frammenti di ovaio. Frammenti, dunque, con un certo numero di ovociti nel loro spessore. Ma a quale scopo congelare queste “micro-ovaie”? Per restituirle con un trapianto alla legittima proprietaria. O per estrarre da esse uova fecondabili. Perché mai tutto ciò? «Per cercare di preservare la maternità nelle giovani donne affette da patologie impegnative: malattie autoimmuni (anarchica reazione immunologica contro l’organismo stesso) e tumori di diversa natura (come le leucemie e i carcinomi dell’ovaio, del seno o del colon). In tali circostanze, le necessarie ma pesanti terapie messe in atto possono compromettere irrimediabilmente la funzione delle ovaie». E allora, salvarne dei frammenti prima che  le cure scaglino il loro massiccio attacco contro il male vuoi dire in qualche modo salvare la speranza di diventare mamma. «Una volta archiviato il problema di salute della paziente, il tessuto ovarico, scongelato, potrebbe venire trapiantato o nella sua naturale sede o innestato altrove (per esempio nello spessore del muscolo deltoide o del muscolo retto dell’addome)».
Il trapianto ricrea un serbatoio di ovociti immersi in un ambiente naturale (perché “bagnati” e nutriti dal sangue), un microdeposito da cui prelevare uova destinate alla fecondazione artificiale. Ma non solo: il trapianto può assicurare anche sostanze preziose all’organismo femminile, perché il tessuto ovarico, c’insegna la fisiologia, sforna ormoni. Quegli stessi ormoni la cui naturale scomparsa con l’età segna l’ingresso della donna nella menopausa. «Qualora, invece, l’innesto non dovesse risultare possibile», riprende la parola la dottoressa Fabbri, «potremmo sempre ricorrere, dopo lo scongelamento del tessuto ovarico, all’estrazione degli ovociti e alle “solite” pratiche fecondative. Una strategia suggestiva capace di fornire chances concrete alle pazienti “difficili”. Suggestiva ma ancora tutta da vagliare», precisa la Fabbri. «Allo stato attuale stiamo verificando la resistenza del tessuto ovarico al tempo e alle basse temperature. Ma i dati preliminari ottenuti nel nostro Centro ci dicono che la via, benché non dietro l’angolo, è percorribile». Intanto, la tentazione nostra di pensare che il congelamento di tessuto ovarico potrebbe anche sconfiggere la menopausa è davvero forte…



Lascia un commento

4 × 2 =