IL GHIACCIO PRESERVA LA SPERANZA DELLE DONNE MALATE

Sul fronte della crioconservazione anche il nostro Paese è in prima linea

Si chiama tecnicamente «crioconservazione di tessuto ovarico umano». Rappresenta oggi un’ interessantissima linea di ricerca, che punta a preservare il tessuto delle ovaie previo congelamento in azoto liquido a meno 196 gradi. A chi è rivolta questa procedura? Alle pazienti che subiscono trattamenti chirurgici o farmacologici, oppure cicli di chemio e/o radioterapia, capaci di compromettere l’attività delle ovaie. Che hanno una duplice funzione riproduttiva, perché ospitano le cellule uovo, e ormonale, in quanto sfornano estrogeni, progesterone e androgeni. L’obiettivo è chiaro: serbare in una cassaforte di ghiaccio la possibilità di diventare mamme per tante donne malate.
Il trapianto. Passata la bufera, archiviata la malattia, come viene restituita alla donne la chance di avere figli? Con un impianto ortotopico, come si usa dire: il tessuto ovarico scongelato viene reimpiantato nella sua fisiologica «casa» anatomica, e in questo caso il concepimento può avvenire naturalmente. In tutto il mondo sono state ottenute quattro gravidanze attraverso le procedure di congelamento-scongelamento di tessuto ovarico.
• In Italia. Nel nostro Paese il programma di crioconservazione viene seguito da anni dalla dottoressa Raffaella Fabbri, presso l’Unità operativa di Fisiopatologia della riproduzione umana (solto la direzione del professor Stefano Venturoli) al Policlinico S. 0rsola-Malpighi di Bologna. Le pazienti che qui si sono sottoposte al congelamento del tessuto ovarico sono circa 200, adulte ma adulte ma anche bambine (che costituiscono il 20 per cento del campione).

Per info e contatti:

tel. 051-63.63.732:

338-65.75.836

www.cryotissue.com



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