D’identico avviso è Raffaella Fabbri, ricercatrice presso l’unità operativa di Ginecologia e Fisiopatologia della riproduzione umana del Sant’Orsola Bologna. Ha ideato una tecnica innovativa che permette di crioconservare per anni il tessuto ovarico delle donne costrette a sottoporsi a chemioterapia per poterlo poi reimpiantare a cure terminate. Restituendo loro la possibilità di avere figli. «Non solo: se una paziente, dopo la chemioterapia va in menopausa, magari a 22 o 23 anni, è costretta a seguire una terapia sostitutiva. Poter reimpiantare il tessuto ovarico e farlo riattivare, anche in termini di produzione ormonale, potrebbe permettere il ripristino di condizioni normali». Insomma, con l’azoto liquido e le sostanze crioprotettive Raffaella Fabbri fa miracoli. Ma a sentir parlare di persone ibernate le vien da ridere. «Oltre al problema tecnico», spiega, «Ce n’è uno etico: che senso ha tutto questo? Se pensiamo all’evoluzione che c’è stata, per esempio, nell’ultimo secolo … Una persona che viene ibernata oggi, tra cent’anni si troverebbe malissimo. E, poi, siamo sicuri che mi scongelano? Magari esce una legge che lo vieta … ».
Marco Malaspina



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