L’Unità

Emilia Romagna

Ovaie congelate per 16 malate di tumore
di DANIELA CAMBONI

 

Telefonano dagli Stati Uniti, mandano fax dalla Libia, scrivono dalla Francia, l’ultima richiesta ieri, dal Medio Oriente. Sono donne che sperano di riuscire a diventare madri e si rivolgono a Bologna. Il centro  di Fisiopatologia della riproduzione del policlinico Sant’Orsola è ormai considerato un punto di riferimento mondiale nella cura della sterilità. Non a caso è di ieri la notizia clamorosa del primo esperimento in Europa, intrapreso dal professor Stefano Venturoli sotto la supervisione generale del professor Corlo Flamigni. Sedici donne, dai 25 ai 34 anni, ammalate di tumore, si sono fatte congelare il tessuto delle loro ovaie. Sono di tutt’Italia, pochissime dell’Emilia Romagna e in comune hanno  “Una grande speranza”. Una volta conclusa la chemio o radioterapia, una volta guarite, la speranza appunto è quella di farsi reimpiantare l’ovaia o il tessuto gonadico. E che il delicato organo riprenda a funzionare. «Ancora non sappiamo se l’eventuale reimpianto avrà successo  – dice il professor Flamigni – Siamo in una fase assolutamente sperimentale». Un esperimento che darà nuove speranze a tanta gente. Soprattutto adesso, dopo che a New York è stato reimpiantato a una donna il suo stesso tessuto ovarico, precedentemente prelevato e poi congelato. Le sue ovaie hanno ripreso l’attività mensile, anche se naturalmente, è tutto da vedere se la donna sarà fertile. «Il chirurgo americano verrà da noi a parlarne a Bologna, proprio questa settimana», annuncia Flamigni. Già l’autore dell’esperimento, kutluck Oktay, sarà uno degli ospiti del primo congresso in assoluto nel mondo sul congelamento riproduttivo umano “Storing reproduction”, questo giovedì e venerdì. «Verranno a Bologna – spiega Eleonora Porcu, ricercatore universitario e responsabile del centro di sterilità e fecondazione assistita di Bologna – Sarà la prima occasione mondiale di scambiarsi esperienze fra i maggiori esperti di congelamento di ovociti, spermatozoi, embrioni, ovaie». Il congelamento di ovociti (cioè ovuli singoli che la donna produce ogni mese) al Sant’Orsola si fa da tre anni. «Così siamo riusciti a produrre 21 gravidanze», ricorda Flamigni. Adesso la sfida è più alta: congelare l’ovaia, o tessuto gonadico, cioè l’intero impianto che produce gli ovociti».

 

 

 

 

 



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