LA REPUBBLICA

MAMMA OLTRE IL CANCRO

Un trapianto di tessuto ovarico prima delle terapie antitumorali. E una donna di 34 anni ha partorito. La prima in Italia

 

Di Elvira Naselli

È nato il 25 luglio, lo stesso giorno in cui 40 anni fa nasceva la prima figlia della provetta, Louise Brown. Lui ha un altro primato: è il primo bimbo italiano venuto alla luce da un pezzetto di tessuto ovarico che era stato tolto alla mamma prima di affrontare – per un linfoma non Hodgkin – chemio, radioterapia e un trapianto di staminali autologo. Cure ad alto impatto che, però, dopo cinque anni le hanno permesso di essere dichiarata guarita. Guarita, e in menopausa indotta. Se non avesse congelato quei pezzetti di ovaie a 29 anni, nel Laboratorio di Crioconservazione del Policlinico Sant’Orsola di Bologna, non avrebbe avuto alcuna chance di diventare mamma.

«Ha chiesto il reimpianto a 34 anni – racconta Raffaella Fabbri, responsabile del Laboratorio – a quel punto abbiamo fatto gli accertamenti molecolari per escludere che nel tessuto ci fossero cellule maligne e fatto il primo reimpianto. Ma poiché dopo sei mesi tardava a rispondere – in genere ne bastano quattro – ne abbiamo fatto un secondo. Il mese dopo aveva la mestruazione, poi l’ovulazione e a dicembre 2017 era gravida spontaneamente».

E proprio la gravidanza spontanea è uno dei punti a favore della tecnica che – benché abbia consegnato al mondo un centinaio di nascite – le società scientifiche continuano a definire sperimentale. «In Israele e Belgio la tecnica ha un alto consenso – continua Fabbri – e rispetto al congelamento di ovociti ha una serie di vantaggi indiscutibili. Perché gli ovociti sono solo gameti utilizzabili per la gravidanza, il tessuto reimpiantato ristabilisce la funzione ormonale».

Consentendo appunto le mestruazioni, l’ovulazione e la gravidanza normale, senza dover ricorrere necessariamente alla procreazione assistita. Ovviamente, come per gli ovociti, l’età della donna è un ostacolo: più si invecchia e meno ovociti si hanno, e quindi meno se ne trovano nel tessuto ovarico che si preleva. «A 42 anni – precisa Fabbri – ci sono poche chance». Tra i vantaggi del prelievo di tessuto ovarico c’è anche il fattore tempo: se si deve iniziare subito la chemioterapia non c’è tempo per una stimolazione che permette di prelevare gli ovociti. Il tessuto, invece, si può asportare rapidamente. Con qualche limite, legato alla stessa malattia. «Non preleviamo in pazienti con carcinoma dell’ovaio – continua Fabbri – o nelle pazienti leucemiche. Ma stiamo pensando ad una ricerca per aprire la procedura a queste pazienti che non ci sentiamo di trattare. Speriamo nei finanziamenti».

Il reimpianto di tessuto ovarico viene richiesto anche da donne che non pensano ad avere figli. «Casi non rari – conclude l’esperta – che consentono a donne giovani di avere il ciclo, e di evitare gli effetti della menopausa, come vampate e impoverimento osseo».



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