La Repubblica

BOLOGNA

Mamma dopo il tumore grazie al tessuto ovarico

Al Sant’Orsola il primo caso in Italia. La donna è rimasta incinta dopo il reimpianto. “Ero disperata, poi ho fatto la crioconservazione”

 

 

VALERIO VARESI

A 29 anni Sofia (il nome è di fantasia) si è ammalata di un linfoma non Hodgkin. «Ero disperata, sposata da poco desideravo avere figli, ma la chemioterapia e il trapianto del midollo, mi avrebbero provocato una menopausa precoce».

L’ematologa che la curava le suggerisce di rivolgersi ai medici del Sant’Orsola capaci di conservare il tessuto ovarico mediante crioconservazione. In sostanza un intervento che comporta l’asportazione di piccole porzioni di tessuto ovarico in laparoscopia, la conservazione di queste ultime con un processo che si basa su un lento raffreddamento fino a meno 153 gradi e il reimpianto successivo alla guarigione. Cosa che per Sofia è avvenuta quest’anno.

La donna ha potuto ricevere il suo tessuto ovarico reimpiantato sia nelle ovaie che sotto cute nell’addome. Ciò ha permesso la ripresa dell’attività ormonale e il ciclo mestruale non solo mettendola al riparo dagli inconvenienti della menopausa, come vampate di calore, osteoporosi e secchezza delle mucose, ma anche di restare incinta spontaneamente, primo caso in Italia di una paziente guarita per una patologia tumorale.

L’unico precedente è avvenuto a Torino, ma in quel caso si trattava di una donna affetta da una forma di talassemia.

L’équipe che ha condotto espianto e reimpianto è l’Unità di ginecologia e fisiopatologia della riproduzione umana diretta da Renato Seracchioli che si è avvalso della responsabile del laboratorio di crioconservazione Raffaella Fabbri. La crioconservazione si effettua anche su bimbe molto piccole in quanto garantisce l’integrità dei tessuti per almeno 17 anni. Attualmente il laboratorio ha 703 conservazioni a freddo di cui 550 di pazienti adulte e 153 di bimbe o ragazze. I reimpianti finora eseguiti sono 16 in 13 pazienti.

 

 

 

 



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