Insieme

Chi ha paura della provetta?

A 25 anni dalla nascita in Gran Bretagna della prima bambina con fecondazione artificiale, in Italia la legge fissa regole e limiti della procreazione assistita. Una legge che sancisce molti divieti. Necessari, secondo alcuni. Dolorosi, secondo molti aspiranti genitori. E ora questi ultimi come se la caveranno?
di Shamiran Zadnich

Buon compleanno Louise Brown, figlia nata 25 anni fa, primo essere umano al mondo concepito grazie alla fecondazione artificiale. Che oggi, cambiata la sensibilità e progredite le biotecnologie, si chiama procreazione assistita.
Da Louise in poi, migliaia di madri e padri sterili hanno cominciato a sperare, a credere che anche per loro potesse esistere un futuro. «I nati con queste tecniche sono già più di un milione», dice il dottor Andrea Borini, direttore sanitario Tecnobios. «La maggior parte è nata dopo gli anni ’90, in seguito al progresso scientifico, al miglioramento delle metodiche di induzione multipla dell’ovulazione e soprattutto delle condizioni di cultura cellulare e di laboratorio». Ma nel corso di questi ruggenti anni di ricerca, senza leggi precise, qualcuno ha esagerato, sconfinato. Chi non si è posto qualche dubbio sulla bontà di rendere madri donne ultrasessantenni, di affittare uteri, di far nascere figli di padri deceduti, di ricorrere a donatori di seme? E in questo che è stato definito Far West, si è finalmente voluto mettere un po’ d’ordine. Con una lege che, proprio in questi giorni, dovrebbe essere varata dal Senato. Chi scontenterà? «E’ una legge che fa paura a tanti», dice Raffaella Fabbri, ricercatore del Centro Fecondazione Assistita dell’Unità Operativa di Fisiopatologia della Riproduzione Umana Sant’Orsola Malpighi di Bologna diretta dal professor Stefano Venturoli. «Perché rispetto al niente con cui si è lavorato finora, è molto restrittiva. Uno dei punti salienti, cioè il divieto di congelare gli embrioni, metterà in crisi quei centri, e sono numerosissimi, che non sono in grado di procedere con il congelamento degli ovociti, invece permesso».
Più che permesso: il ministero della Sanità ha recentemente stanziato fondi per la ricerca sull’uso degli ovociti congelati ed è partita una sperimentazione, coordinata da Tecnobios, che durerà due anni e coinvolgerà un centinaio di coppie.
MA che cos’è un ovocita? «Contiene il corredo genetico della madre, così come lo spermatozoo contiene quello paterno: se non si incontrano, non producono vita. Ecco perché, per chi ha a cuore anche l’etica, sono considerati trattabili in ambito scientifico», spiega Fabbri.
Intanto però sono solo un centinaio i bambini nati con questa tecnica.
Non tutti, però, sono d’accordo con il testo messo a punto da deputati e senatori. «Le norme (vedi i punti della legge) rendono di fatto inapplicabile la procreazione assistita», commenta Elisabetta Chelo, ginecologa esperta in Patologia della Riproduzione Umana presso il Centro Medico Cerva di Milano. «Le restrizioni non faranno che creare il fenomeno del turismo procreativo. Le coppie finiranno con l’andare all’estero, in Spagna o in Inghilterra, dove la legge non vieta l’inseminazione eterologa. Inoltre, non si è tenuto in nessun conto la saluta della donna che, invece di poter riutilizzare gli embrioni congelati qualora il primo tentativo non fosse andato a buon fine, dovrà sottoporsi a nuovi trattamenti, con tutti i rischi legati all’iperstimolazione. Senza, naturalmente, mettere in conto lo stress psicologico». Che, da quanto emerso da una ricerca ideata dal centro di Medicina della Riproduzione dell’Arcispedale S. Maria Nuova di Reggio Emilia, continua ben oltre il periodo di ricerca di un figlio. «E’ come se le modalità di concepimento influenzassero, almeno fino al primo anno di vita con il bambino, la relazione genitori-figlio», dice Piergiuseppina Fagandini, coautrice della ricerca. «I bambini stanno bene, il loro sviluppo è normale e adeguato ma i genitori si percepiscono in modo diverso, più sofferente, profondo. Ed è sintomatico che il 92,1% dei padri e l’88,6% delle madri che hanno avuto un bambino con tecniche di procreazione assistita, non abbiano parlato con il figlio della sua nascita. Perché? Perché hanno inteso nascita uguale concepimento, e quindi qualcosa di artificiale, di cui è difficile ragionare. Non solo, ma nel loro percorso psicologico sembra scomparire il periodo della gravidanza, vissuto come potenzialmente pericoloso». Il desiderio di diventare madre e padre, supera però, ogni difficoltà. O no? «E’ importante che i partner siano motivati in egual misura», conclude Fabbri. «Troppe aspettative deluse possono far crollare una coppia».

I punti della legge

Licenziata dalla Camera come DdL 1514, il testo contempla, tra l’altro:

  • No alla fecondazione eterologa. Non è consentito, quindi, ricorrere a seme e ovulo di donatori.
  • No ai single e alle coppie omosessuali. Possono accedere alla procreazione assistita coppie di adulti maggiorenni, di sesso diverso, in età potenzialmente fertile, coniugati o conviventi.
  • La sperimentazione sugli embrioni è vietata, salvo per fini terapeutici e diagnostici collegati alla tutela della salute dell’embrione stesso.
  • La produzione di embrioni (non più di 3) è limitata all’impiego in un unico impianto. E’ vietata la riduzione degli embrioni nelle gravidanze plurime.
  • E’ vietato il congelamento e la soppressione degli embrioni.
  • E’ ammessa l’obiezione di coscienza per i medici e il personale di reparto.

Le tecniche di fecondazione artificiale non sono rimborsabili dal Servizio Sanitario Nazionale.



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