Il resto del carlino

Sant’Orsola da record Ragazza incinta dopo il tumore

Prima il congelamento delle ovaie, poi la fecondazione assistita

UNA GRAVIDANZA in una donna che ha crioconservato parte del tessuto ovarico, perché era stata colpita da linfoma di Hodgkin, è già una rarità. Questa volta la futura mamma dopo l’impianto ha dovuto aggiungere un’altra metodica: la fecondazione extracorporea. Insomma, un nuovo primato del Sant’Orsola. «È per noi una grande soddisfazione avere raggiunto questo risultato – sottolinea il professor Renato Seracchioli, direttore dell’unità operativa di Ginecologia e fisiopatologia della riproduzione umana del Sant’Orsola –. È il primo in Italia, a quanto ci risulta, con la fecondazione in vitro. La scorsa estate, invece, una nostra paziente ha messo al mondo un figlio con una gravidanza spontanea, dopo aver crioconservato il tessuto ovarico prima di sottoporsi alle cure per un tumore. Questa volta, invece, dopo alcuni mesi dal doppio reimpianto – aggiunge il chirurgo – è stata ottenuta la riattivazione della funzione ovarica, ma per problemi di infertilità della coppia non è stato possibile cercare una gravidanza spontanea. Per questo, è un caso così particolare». COSÌ la giovane donna, di 29 anni, dopo gli interventi del professor Seracchioli, è passata nel Centro di procreazione medicalmente assistita del Policlinico, diretto dalla professoressa Eleonora Porcu. «Non è sempre semplice ottenere ovociti con la stimolazione ovarica – dice la ginecologa, ‘mamma’ di una schiera di bambini venuti dal freddo – tuttavia siamo riusciti nel nostro intento. Dopo la prima volta, il tessuto ovarico ha risposto poco, producendo un solo follicolo. Invece, con la seconda stimolazione, si è formato un follicolo con un uovo, che abbiamo fecondato con lo spermatozoo del padre, infine si è formato l’embrione. È la prima fecondazione extracorporea, in Italia, successiva al reimpianto di tessuto ovarico». Attualmente nel Centro sono in lista d’attesa 700 coppie per la fecondazione omologa e 300 per l’eterologa, con uno o entrambi i gameti donati. «Prelevare parte del tessuto ovarico, congelarlo e poi reimpiantarlo – spiega Raffaella Fabbri, biologa, responsabile del Laboratorio di crioconservazione di tessuto ovarico e colture cellulari del Sant’Orsola – è una tecnica che per la seconda volta ci dà la conferma che questa procedura funziona e gli oncologi possono suggerirla alle loro pazienti. Il vantaggio è duplice: il percorso non solo preserva la fertilità al termine delle cure chemioterapiche, ma permette anche il proseguimento della funzionalità dell’ovaio e quindi evita una menopausa precoce». Il Laboratorio è attivo dal 2002. Finora sono state effettuate 791 procedure di crioconservazione, di cui 616 in pazienti adulte e 175 in pazienti pediatriche, queste ultime eseguite in collaborazione con la Chirurgia pediatrica, diretta dal professor Mario Lima. I reimpianti finora sono stati 21 in 16 pazienti. «Per volumi di attività, il Laboratorio è la struttura principale in Italia», precisa Fabbri. Donatella Barbetta

CIRCOLO GALILEI: A Seracchioli il premio Esculapio; Fanti vince il Galileo d’onore

PASSATO e futuro insieme. Premiati dal circolo Galileo Galilei un ginecologo e un paleontologo, per il loro grande contributo scientifico. Renato Saracchioli, direttore dell’unità operativa di Ginecologia e fisiopatologia della riproduzione unama del Sant’Orsola, ha vinto il premio Esculapio per aver seguito il primo caso in Italia di gravidanza spontanea in una donna guarita da tumore, tramite la crioconservazione del tessuto ovarico. «In questi anni abbiamo fatto 791 prelievi di tessuto ovarico e lo abbiamo ritrasferito in 16 pazienti. L’anno scorso – ricorda il ginecologo – abbiamo seguito la prima nascita in Italia da una donna che ha sofferto di linfoma non Hodgkin, ora abbiamo una seconda gravidanza in corso ». Il Galileo d’onore va al docente di paleontologia Federico Fanti come unico vincitore italiano dell’‘Emerging Explorer 2017’ del National Geographic. Allergico alla vita d’ufficio, si è appassionato ai dinosauri fin da piccolo. «I posti di polvere, sabbia e roccia sono la mia biblioteca – rivela Fanti –. Oggi tutti vogliono prevedere il domani, ma il mio obiettivo è come siamo arrivati alla condizione attuale». Caterina Stamin

«Il più bel regalo di Natale La mia storia darà coraggio alle altre donne malate»  Sara, 29 anni: «Sono alla sesta settimana»

«PER NATALE non avrei potuto ricevere un regalo più bello: sono alla sesta settimana di gravidanza dopo aver scoperto un linfoma di Hodgik quando avevo 21 anni». Sara Rossetti, 29 anni, infermiera della provincia di Roma, è una donna da record: è la prima, in Italia, ad avere crioconservato parte del tessuto ovarico, a essersi sottoposta a chemio e radioterapia, ad avere affrontato il reimpianto e, infine, la fecondazione extracorporea. E ora aspetta un bambino. È un periodo di grandi emozioni? «Sì, mi sono commossa quando, durante l’ecografia, ho visto il cuoricino. La prima volta c’era con me il mio compagno, la seconda volta sono entrate anche mia madre e la mia gemella. Una festa per tutti». Quando ha avuto la diagnosi di linfoma ha pensato subito a preservare la fertilità prima delle cure chemioterapiche? «In realtà non è stata una mia idea, pensavo solo alla sopravvivenza. Sono stati i medici del centro ematologico dell’Umberto I di Roma a suggerirmi questo procedimento. Allora ho preso contatto con la dottoressa Raffaella Fabbri e sono venuta a Bologna. Mi hanno prelevato una parte di tessuto ovarico e poi l’hanno congelato, mentre io sono rientrata a Roma e ho iniziato a curarmi». Come è andata? «È stata molto dura, ho affrontato quattro cicli di chemio, poi non ho più risposto alle terapie, allora ho cambiato il protocollo di cura, un’altra chemio più forte, un autotrapianto di cellule staminali, ancora chemio e poi radioterapia. Comunque, ho vissuto tutto con il sorriso, ho un carattere forte e ho seguito il consiglio del professor Franco Mandelli – il noto ematologo scomparso lo scorso luglio (ndr) – che mi visitò per primo e mi disse di affidarmi alla sua équipe». Poi si è fatto strada il desiderio di diventare mamma? «Sì. Dalla guarigione ho atteso cinque anni il via libera degli ematologi. Nel frattempo, mi sono laureata e poi sono tornata a Bologna e per due volte mi sono sottoposta al reimpianto del mio tessuto ovarico: è andato tutto bene, ma la gravidanza non è arrivata spontaneamente». E allora? «A quel punto ho detto basta: non potevamo sprecare del tempo e ci siamo rivolti al centro di procreazione assistita della professoressa Eleonora Porcu. A ottobre c’è stata la prima stimolazione ovarica, ma ho prodotto solo un follicolo, a novembre il secondo tentativo: si è formato anche l’ovocita, poi la fecondazione con gli spermatozoi del mio compagno e dopo due giorni mi è stato impiantato l’embrione. E ora l’attesa: per la precisione sono di sei settimane e sei giorni. È bellissimo, racconto la mia esperienza per informare e incoraggiare le donne che potrebbero trovarsi nella mia condizione».

https://www.ilrestodelcarlino.it/bologna/cronaca/incinta-dopo-tumore-1.4341359

DONATELLA BARBETTA



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