«Federico è un miracolo» Mamma dopo la malattia – Prima della chemio ha congelato il tessuto ovarico

È NATO Federico, il figlio di Sara Rossetti, 30 anni tra pochi giorni, mamma da record. La giovane infermiera è la prima, nel nostro Paese – a quanto risulta agli specialisti del Sant’Orsola – ad aver crioconservato, appena ventenne, parte del tessuto ovarico prima di sottoporsi a chemio e radioterapia per combattere contro un linfoma di Hodgkin e poi a essersi sottoposta al reimpianto e infine anche alla fecondazione extracorporea.
Avevamo raccontato la sua storia prima di Natale, quando la gravidanza era appena alla sesta settimana.

Sara, come è andato il parto? «È stata un’esperienza bellissima, come i mesi di gestazione. Non ho neppure fatto ricorso all’epidurale e con due ore di travaglio Federico è nato».

È arrivato in anticipo? «Sì, due settimane prima del previsto. È venuto al mondo la notte del 16 luglio, pesava 2 chili e 915 grammi ed era lungo 47 centimetri. Cresce bene, ora la bilancia segna già 3,2 chili».

Un figlio tanto desiderato: per averlo si è sottoposta a diverse tecniche d’avanguardia che l’hanno resa una mamma da primato.

Quali sono ora le sue sensazioni? «Ancora non ci credo che sia tutto reale, mi incanto a guardare Federico e quando penso che è una parte di me provo un’emozione indescrivibile, un amore immenso. È la cosa più bella che potesse capitarmi e tutti i sacrifici fatti in questi anni ne sono valsi la pena. È davvero un miracolo, se penso a tutto quello che io e il mio compagno abbiamo passato per poterlo avere».

Dove è nato Federico? «Al policlinico Umberto I di Roma. Abitiamo nella provincia romana e non ci siamo voluti allontanare
troppo da casa. Ma appena potrò, porterò il bambino a Bologna, al Sant’Orsola, per farlo conoscere agli specialisti che hanno
permesso la sua nascita: lì mi hanno sottoposto al reimpianto del tessuto ovarico, congelato per quasi dieci anni nella criobanca. E dal momento che la gravidanza non arrivava spontaneamente, poi mi sono rivolta al centro di procreazione assistita».

È stata coraggiosa, un esempio per tante donne colpite da malattie oncologiche. «Sì, racconto la mia storia per questo
motivo. Certo, sono anche stata fortunata, perché dopo tanta sofferenza la mia vita è cambiata e finalmente è andato tutto bene.
Però ho lottato per superare ogni ostacolo».

Pensa che un giorno avrà un altro figlio? «Adesso mi godo Federico, ma chissà, in futuro potrebbe anche arrivare una femminuccia».

SANT’ORSOLA IN PRIMA LINEA IL CHIRURGO SERACCHIOLI E LA BIOLOGA FABBRI
«Tecnica sicura e sperimentata»

LA NASCITA di Federico è un successo per il Sant’Orsola. «Siamo contenti – ammette il professor Renato Seracchioli, il chirurgo che ha reimpiantato il tessuto ovarico di mamma Sara Rossetti, direttore dell’unità operativa di Ginecologia e fisiopatologia della riproduzione umana – perché abbiamo avuto la conferma che le procedure di crioconservazione del tessuto
ovarico non possono più essere considerate sperimentali. Finora abbiamo prelevato il tessuto di più di 800 pazienti con problemi oncologici e poco più di un quarto, circa 200, sono in età pediatrica e in questi casi collabora con noi la Chirurgia pediatrica, diretta dal professor Mario Lima. Poi i campioni vengono conservati nell’azoto liquido, a meno 196 gradi».
In questo momento non ci sono donne in gravidanza. «Siamo in attesa di fare altri reimpianti – precisa Seracchioli – ma occorre del tempo, perché prima le pazienti devono guarire dal tumore. E al termine del percorso non tutte hanno desiderio di gravidanza, dipende dalla loro situazione affettiva e familiare. Certo, la maggior parte di loro chiede il trapianto a fini riproduttivi, ma l’intervento è importante anche per avere una vita ormonale e mestruale normale, con cicli spontanei per uscire dalla menopausa, altrimenti dovrebbero sottoporsi alla terapia ormonale sostitutiva».
L’infermiera romana, dopo il reimpianto, è ricorsa anche a un’altra metodica: la fecondazione extracorporea, eseguita dalla professoressa Eleonora Porcu, responsabile della struttura di infertilità e procreazione medicalmente assistita. «È importante che oncologi ed ematologi parlino alle loro pazienti della possibilità di questa procedura – spiega la biologa Raffaella Fabbri, responsabile del laboratorio di crioconservazione di tessuto ovarico e colture cellulari –. Noi, dopo i reimpianti, abbiamo ottenuto già due gravidanze, concluse con la nascita di due bimbi: la prima, nel 2018, era iniziata spontaneamente in una donna di Brescia, la seconda è quella della mamma di Federico. E a Torino, nel 2012 dopo un reimpianto, richiesto a seguito di una patologia non tumorale, era nata una bimba. Oggi nel mondo sono nati 183 bambini grazie al reimpianto di tessuto ovarico crioconservato. Si tratta di una tecnica che richiede una particolare esperienza e attenzione, da parte dei biologi, durante le procedure di congelamento e scongelamento».

di DONATELLA BARBETTA



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