CORRIERE DELLA SERA

L’intervento effettuato negli Stati Uniti con una tecnica messa a punto da ricercatori inglesi
UN TRAPIANTO ANTI MENOPAUSA
L’impianto delle ovaie ridona la fertilità a due donne. Critici i bioetici

ROMA – Ci stavano provando da diversi anni. Obiettivo, consentire ad una donna con tumore sottoposta alla chemioterapia di riacquistare le sue capacità riproduttive. Il primo a riuscirci è stato l’americano Kutluk Oktay. Ha trapiantato l’ovaio su due donne di 30 anni, che In teoria dopo una potente terapia antiblastica non avrebbero potuto più avere figli. Invece, prima che venissero sottoposte alla cura, il loro tessuto ovarico è stato congelato e poi di nuovo innestato. Una tecnica rivoluzionaria che apre prospettive inimmaginabili fino a poco tempo fa. Oltre a risolvere il problema della menopausa precoce, infatti, questa soluzione potrebbe un giorno allungare anche di molto l’età riproduttiva di una donna e ritardarne l’invecchiamento. Ipotizziamo un caso limite. L’ovaio di una ventenne viene riposto nel congelatore e poi trapiantato trent’anni dopo. Lei potrà avere figli in tarda età perché la nuova tecnica le permetterà di compiere un grande balzo biologico In avanti. Non solo. Il tessuto ovarico attivo produce ormoni femminili che hanno effetti anche estetici. Le rughe arrivano più tardi, le ossa resistono alla decalcificazione, perfino l’attività mentale ne trae benefici. E ciò significherebbe Il sorpasso biologico della donna sull’uomo. La notizia crea «smarrimento» in Francesco D’Agostino, presidente onorario del Comitato nazionale di bioetica: «Una pratica del genere non ha ricadute negative sul nascituro e quindi non è condannabile. Viene alterato però il rapporto tra noi e il nostro corpo, considerato un insieme di pezzi da staccare e riattaccare. Il corpo così è ridotto sempre più a meccanismo, a macchina, dagli indubbi vantaggi, non venga banalizzata la posta in gioco è alta»
Per il momento però siamo alle fasi sperimentali. Alle prime prove sull’uomo dopo anni di tentativi sugli animai. La tecnica è stata studiata dall’inglese Roger Gosden, dell’università di Leeds, pioniere nel campo della crioconservazione dei tessuti. Insieme a lui ha lavorato Oktay. Una delle due donne operate è un ballerina americana, Margaret Lloyd-Hart: ha ricevuto tessuti prelevati da una delle sue stesse ovaie che precedentemente erano stati asportati e conservati con una procedura tale da renderne possibile la riutilizzazione.
Tra due settimane Oktay sarà a Bologna per presentare due casi e approfondirne e problematiche in un convegno organizzato dalla dottoressa Eleonora Porcu, responsabile del centro di sterilità e fecondazione artificiale dell’università Sant’Orsola, dove sono state messe a punto tecniche di congelamento degli ovociti (con nascite di bambini). «Credo che sia un grosso traguardo – è il suo commento –. Come sempre dovremmo ragionare sulla portata di questa tecnica nella comunità sociale. Bisognerà eventualmente stabilire che uso dovremo farne. Di certo è un grosso passo avanti nella cura della menopausa precoce, un evento molto più frequente di quanto si pensi. Ne soffrono persino le diciassettenni»
Godsen e Oktay hanno dovuto superare una serie di difficoltà. Innanzitutto quelle legate al congelamento dei tessuti. Non è stato semplice capire quale fosse il liquido ottimale per la crioconservazione né fino a quale grado fosse necessario far scendere la temperatura per far si che il materiale messo sotto zero non perdesse vitalità. «Credo che i due trapianti siano stati di tipo eterotopico – Spiega la Porcu –. Vale a dire che l’ovaio non è stato ricollocato al suo posto, ma in altra sede. Il traguardo dei ricercatori è di ripristinare tutte le connessioni venose e di risistemare i tessuti nella loro sede naturale. In questo caso verrebbe ripristinata la condizione fisiologica»
Margherita de Bac

 



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