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EMILIA-ROMAGNA

Asportati e messi sottozero pezzi di tessuto che potranno essere reimpiantati

Congelate le ovaie di 30 malate

 

Sono finora 30 le donne italiane che, dovendo affrontare la chemioterapia, hanno messo in salvo frammenti del tessuto delle ovaie conservandoli sottozero, a meno 196 gradi. per poterli riutilizzare in futuro e tornare ad essere fertili. I dati più recenti su questa tecnica, che rappresenta una delle scommesse future della fecondazione assistita, sono stati presentati ieri a Roma, nel convegno della Società italiana di embriologia, riproduzione e ricerca (Sierr), da Raffaella Fabbri, del servizio di fisiopatologia  della riproduzione dell’università di Bologna. Il congelamento del tessuto rappresenta una futura alternativa alla produzione di embrioni sovrannumerari, insieme al congelamento degli ovociti e alla capacità di far maturare in provetta i follicoli.
«Congelare il tessuto ovarico — ha proseguito la ricercatrice — permette di tornare ad essere fertili alle donne che rischiano sterilità e menopausa precoce perché devono affrontare chemioterapia e radioterapia a causa di un tumore». Dopo la remissione della malattia il tessuto può essere reimpiantato e le donne possono ritrovare la fertilità. Ciò è possibile quindi almeno a distanza di 5-6 anni. I tessuti oggi conservati a Bologna sono stati prelevati negli ultimi due anni e ciò significa che potranno essere reimpiantati almeno fra 3-4 anni.
«Ci stiamo comunque preparando fin da ora al reimpianto», ha detto Fabbri. I tessuti sono stati prelevati da 30 donne fra 28 e 35 anni, che avrebbero quindi rischiato di andare e incontro alla menopausa in un’età ancora giovane. Finora nel mondo i reimpianti di tessuto ovarico sono stati tre, tutti eseguiti negli Stati Uniti  da Kutluk Oktay, della Cornell University  di New York.  «Il tessuto congelato è sano — ha rilevato la ricercatrice  — ma c’è ancora molto da fare prima che questa tecnica esca dalla fase sperimentale»  Nel frattempo si prosegue sulla strada del congelamento degli ovociti. I bambini italiani nati dal freddo sono finora 14 e altre gravidanze sono in corso. «Un ottimo successo — ha  commentato Fabbri  — e i risultati potranno migliorare ancora.
L’obiettivo è aumentare la percentuale di sopravvivenza degli ovociti al momento dello  scongelamento». Negli ultimi anni la percentuale di sopravvivenza è andata costantemente aumentando, passando dal 40% all’attuale 75%. «Si spera  che in futuro diventi una tecnica di routine, ma servono  strutture adeguate». Un’altra potenziale alternativa al congelamento degli embrioni è il controllo della maturazione dei follicoli in provetta, allo studio nell’università dell’ Aquila, uno dei cinque laboratori al mondo che studiano questa tecnica.



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